Sono molto perplesso della notizia apparsa giorno 3
settembre sulla ricerca effettuata dall’Università
cattolica di Piacenza Facoltà di agraria sul perfetto
gelato artigiano, confondendolo con la dieta
mediterranea. Dai parametri immessi non mi risulti
essere così perfetto e dietetico.
Se possono essere più espliciti ne sarei grato.
In secondo luogo le facoltà di agraria si stanno
impegnando ad avvicinarsi al mondo del gelato, con la
speranza che venga fuori un interesse economico
particolare non tenendo conto che potrebbero iniziare
ad istituire dei corsi di laurea in tecnologia del
gelato e della pasticceria. Così facendo molti ragazzi
che escono dalle scuole superiori ed alberghiere
possono trovare degli sbocchi più interessanti nel
mondo.
rispondo a scaring
le percentuali sono date come percentuali di calorie (dei grassi eccetera) sulle calorie totali
così usano fare i nutrizionisti e io (e con me il giornalista che mi intervistava) mi adeguo
un gelato 15-30-55 (i rapporti in calorie raccomandati dalle associazioni mediche americane per la dieta mediterranea) contiene in realtà circa il 18% di proteine e il 16% di grassi, calcolando le percentuali in peso sul peso delle sostanze che forniscono calorie
quanto al tenore in grasso del gelato artigiano, sono d’accordo: molti gelati italiani da questo punto di vista sono corretti, in quanto il titolo in grassi sulla sostanza secca non è maggiore del 16%
sono alti in grassi, invece, gli ice cream (vedi legislazione americana)
rispondo a martino
la parola perfetto non ci piace
noi cerchiamo di progettari alimenti che realizzino al meglio possibile le indicazioni che ci danno i dietologi: quindi gelati ottimati ma perfettibili
Buongiorno Prof. Del Re,
nell’approfondimento sul gelato ottimato, è riportato il tenore di sostanze nutrienti sul peso. Questi valori mi sembrano un pò alti per parlare di “gelato bilanciato”!
boh
non sono un nutrizionista
i nostri gelati sono ‘alimenti Mediterranei gelati’
ossia bilanciati come cibi tradizionali del Mediterraneo
quel che si mangia sul Mediterraneo, mi dicono i nutrizionisti, è 15-30-55
il che vuol dire:
15 Cal di proteine / 100 Cal totali
30 Cal di grassi / 100 Cal totali
55 Cal di zuccheri / 100 Cal totali
oppure, ricalcolando in peso:
18 g di proteine / 100 g di peso, tolte le fibre, l’acqua e i sali
16 g di grassi / 100 g di peso, tolte le fibre, l’acqua e i sali
64 g di zuccheri / 100 g di peso, tolte le fibre, l’acqua e i sali
sembra tanto, il grasso: ma prova a condire 200 g di lattuga con un cucchiaio e mezzo d’olio e vedrai
Sono un consulente anche di una nota società che produce gelati industriali.
Ho di recente tenuto dei corsi all’Università dell’Insubria di Varese sull’utilizzo della programmazione lineare con esempi anche collegati alle ricette alimentari (http://www.freeopen.org/insubria2008_1.pdf e http://www.freeopen.org/insubria2008_2.pdf)
Confermo che è notevole l’interesse a produrre gelati nutrizionalmente bilanciati, buoni e a costi ottimizzati.
Saluti
r.b.
rispondo a Roberto Bello
è molto interessante quello che mi segnala e incoraggiante per il lavoro in corso
anche noi avevamo cominciato con la programmazione lineare, che è utile per minimizzare i costi ma è risultata inadeguata al problema dell’ottimazione dei valori nutrizionali
per questo problema è stato necessario definire una serie di algoritmi per la valutazione dei valori nutrizionali stessi prima di ottimarne i valori: cosa particolarmente importante per noi che puntiamo soprattutto sull’aspetto qualitativo e sull’uso di materie prime e processi tradizionali o almeno ben collaudati
la procedura di calcolo che usiamo è piuttosto complessa ed è ancora inedita
rispondo al Prof. Del Re
la programmazione lineare consente di introdurre vincoli di tipo nutrizionale ed ANCHE di tipo organolettico, oppure di formulare una funzione obiettivo che oltre ai costi degli ingredienti (da minimizzare) comprenda anche i valori nutrizionali e quelli organolettici (da massimizzare).
rispondi a Roberto Bello
è chiaro che non ho fatto a tempo a studiare il link che mi hai mandato nel commento precedente
ma, insisto: in presenza di interazioni complesse e non lineari, la programmazione lineare fallisce
in mano mia
in mani più esperte, chissà
è chiaro che mi studierò il link appena avrò un momento di tempo, anzi: al più presto
poi mi faccio risentire
a presto
20 Settembre 2007 alle 10:50
Buono, ma non ingrassa: nasce il gelato Perfetto!?,
“ottimato” ricerca del professor Attilio A.M. Del Re
Desidereremo/desidero saperne di più per poterlo
spiegare.
Cosa Vuol dire 30% tenore di materia grassa, quando il
gelato artigiano è massimo 7%-8% !? del peso come un
biscotto per bambini(Plasmon)
Carboidrati 55% !?, Proteine 15% di che di che cosa.
Desideriamo/desidererei davvero saperne di più
20 Settembre 2007 alle 10:55
Sono molto perplesso della notizia apparsa giorno 3
settembre sulla ricerca effettuata dall’Università
cattolica di Piacenza Facoltà di agraria sul perfetto
gelato artigiano, confondendolo con la dieta
mediterranea. Dai parametri immessi non mi risulti
essere così perfetto e dietetico.
Se possono essere più espliciti ne sarei grato.
In secondo luogo le facoltà di agraria si stanno
impegnando ad avvicinarsi al mondo del gelato, con la
speranza che venga fuori un interesse economico
particolare non tenendo conto che potrebbero iniziare
ad istituire dei corsi di laurea in tecnologia del
gelato e della pasticceria. Così facendo molti ragazzi
che escono dalle scuole superiori ed alberghiere
possono trovare degli sbocchi più interessanti nel
mondo.
20 Settembre 2007 alle 11:08
rispondo a scaring
le percentuali sono date come percentuali di calorie (dei grassi eccetera) sulle calorie totali
così usano fare i nutrizionisti e io (e con me il giornalista che mi intervistava) mi adeguo
un gelato 15-30-55 (i rapporti in calorie raccomandati dalle associazioni mediche americane per la dieta mediterranea) contiene in realtà circa il 18% di proteine e il 16% di grassi, calcolando le percentuali in peso sul peso delle sostanze che forniscono calorie
quanto al tenore in grasso del gelato artigiano, sono d’accordo: molti gelati italiani da questo punto di vista sono corretti, in quanto il titolo in grassi sulla sostanza secca non è maggiore del 16%
sono alti in grassi, invece, gli ice cream (vedi legislazione americana)
20 Settembre 2007 alle 11:13
rispondo a martino
la parola perfetto non ci piace
noi cerchiamo di progettari alimenti che realizzino al meglio possibile le indicazioni che ci danno i dietologi: quindi gelati ottimati ma perfettibili
19 Ottobre 2007 alle 12:25
Buongiorno Prof. Del Re,
nell’approfondimento sul gelato ottimato, è riportato il tenore di sostanze nutrienti sul peso. Questi valori mi sembrano un pò alti per parlare di “gelato bilanciato”!
30 Ottobre 2007 alle 17:50
boh
non sono un nutrizionista
i nostri gelati sono ‘alimenti Mediterranei gelati’
ossia bilanciati come cibi tradizionali del Mediterraneo
quel che si mangia sul Mediterraneo, mi dicono i nutrizionisti, è 15-30-55
il che vuol dire:
15 Cal di proteine / 100 Cal totali
30 Cal di grassi / 100 Cal totali
55 Cal di zuccheri / 100 Cal totali
oppure, ricalcolando in peso:
18 g di proteine / 100 g di peso, tolte le fibre, l’acqua e i sali
16 g di grassi / 100 g di peso, tolte le fibre, l’acqua e i sali
64 g di zuccheri / 100 g di peso, tolte le fibre, l’acqua e i sali
sembra tanto, il grasso: ma prova a condire 200 g di lattuga con un cucchiaio e mezzo d’olio e vedrai
27 Gennaio 2008 alle 14:00
Sono un consulente anche di una nota società che produce gelati industriali.
Ho di recente tenuto dei corsi all’Università dell’Insubria di Varese sull’utilizzo della programmazione lineare con esempi anche collegati alle ricette alimentari (http://www.freeopen.org/insubria2008_1.pdf e http://www.freeopen.org/insubria2008_2.pdf)
Confermo che è notevole l’interesse a produrre gelati nutrizionalmente bilanciati, buoni e a costi ottimizzati.
Saluti
r.b.
28 Gennaio 2008 alle 13:26
rispondo a Roberto Bello
è molto interessante quello che mi segnala e incoraggiante per il lavoro in corso
anche noi avevamo cominciato con la programmazione lineare, che è utile per minimizzare i costi ma è risultata inadeguata al problema dell’ottimazione dei valori nutrizionali
per questo problema è stato necessario definire una serie di algoritmi per la valutazione dei valori nutrizionali stessi prima di ottimarne i valori: cosa particolarmente importante per noi che puntiamo soprattutto sull’aspetto qualitativo e sull’uso di materie prime e processi tradizionali o almeno ben collaudati
la procedura di calcolo che usiamo è piuttosto complessa ed è ancora inedita
28 Gennaio 2008 alle 14:05
rispondo al Prof. Del Re
la programmazione lineare consente di introdurre vincoli di tipo nutrizionale ed ANCHE di tipo organolettico, oppure di formulare una funzione obiettivo che oltre ai costi degli ingredienti (da minimizzare) comprenda anche i valori nutrizionali e quelli organolettici (da massimizzare).
28 Gennaio 2008 alle 16:50
rispondi a Roberto Bello
è chiaro che non ho fatto a tempo a studiare il link che mi hai mandato nel commento precedente
ma, insisto: in presenza di interazioni complesse e non lineari, la programmazione lineare fallisce
in mano mia
in mani più esperte, chissà
è chiaro che mi studierò il link appena avrò un momento di tempo, anzi: al più presto
poi mi faccio risentire
a presto