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Agricoltura, alimentazione e salute

Gli squilibri produttivi dell’agricoltura italiana ed europea dipendono da due fattori:

1 – la politica agricola europea, che col suo protezionismo danneggia i paesi produttori sottosviluppati, costringendoli a produrre in monocoltura derrate alle quali il territorio europeo è scarsamente vocato (soia, ad esempio).

2 – lo stile di alimentazione europeo, specie nordico, che privilegia i consumi di carne e costringe gli allevatori ad acquistare oltremare “calorie e proteine” ossia mais e soia, con gravi conseguenze sull’economia, sulla società umana e sull’ambiente dei paesi coltivatori.

La PAC è un problema politico comunitario, non scientifico, e va lasciato ai politici.

L’alimentazione è un problema che riguarda anche la comunità scientifica.

Il punto chiave è che la popolazione europea consuma troppe proteine animali: quindi ci sono troppi allevamenti, troppo consumo di “calorie e proteine” per l’alimentazione animale. Non dimentichiamo che, tolti pochi prodotti come il caffè e la frutta esotica, quasi tutta l’importazione serve gli allevamenti, con mais, soia, frumento e poco altro.

Il consumo di proteine per l’alimentazione umana è in Italia il doppio di quello raccomandato dai nutrizionisti. Nel Nord è peggio. Le conseguenze sono molte, non tutte banali:

1 – troppi animali sono allevati. Vedi sopra.

2 – il consumatore mangia troppo di tutto, non solo di proteine. Entra in atto un meccanismo per cui il corpo umano tenta di compensare lo sbilanciamento della dieta mangiando più grassi e più zuccheri del necessario. Da ciò un eccesso di calorie nella dieta, obesità, diabete di tipo II, affezioni cardiache e altro: quello che si riassume con l’espressione “sindrome metabolica”.

3 – lo stato medio di salute peggiora e crescono i costi sanitari.

Quindi l’eccessivo consumo di proteine, specie animali, aumenta la pressione sull’ambiente, sui commerci intercontinentali e sui sistemi sanitari nazionali.

La situazione volge verso l’insostenibilità.

È necessario intervenire sui consumi per evitare l’eccessiva produzione zootecnica (punto 1), gli sprechi e il loro peso sull’ambiente (punto 2) e i costi (punto 3) che a loro volta incidono sulla sostenibilità ambientale.

Va proposto concretamente al consumatore un modello di alimentazione più compatibile con la salute dell’uomo e dell’ambiente. Sembra che il modello alimentare detto “Mediterraneo” sia il più adatto. È necessario fornire al consumatore anche tecniche semplici ed intuitive per adeguarsi al modello: quello che stiamo facendo con l’alimentazione ottimata®. Quello che si propone deve essere compatibile con le tradizioni e le abitudini alimentari: non si può proporre seriamente (come invece è stato fatto) di cibarsi di bucce di patate o beveroni di stile americano. Soprattutto in Italia, i cibi proposti devono essere di buona qualità gastronomica e allineati con la tradizione italiana, una di quelle su cui è modellato il modello “Mediterraneo”: risotti, spaghetti, pane, verdure, frutta, latticini e qualche volta carne o pesce. Il tutto ben preparato secondo le tradizioni perché il consumatore lo accetti.

Una conseguenza dell’alimentazione equilibrata è la diminuzione dei consumi. La ridotta quantità di alimento comporta che l’alimento deve essere di migliore qualità, per assicurare, anche in dosi ridotte, tutte le vitamine, i sali minerali, le fibre, gli omega-3 eccetera che sono necessari al mantenimento della salute.

Derrate alimentari di valore superiore sono necessarie per un’alimentazione salutare. Da ciò lo stimolo ad una produzione agricola di qualità, che si può ottenere in ambienti ecologici vocati alla specifica produzione e quindi con ridotti interventi tecnologici (concimazione, diserbo e altri trattamenti, irrigazione). Dato che le nicchie ecologiche in un paese come l’Italia sono tantissime, la diversificazione delle colture è automatica e la conservazione degli ambienti anche, come pure la conservazione della biodiversità.

Il punto centrale del problema è questo: promuovere un’alimentazione equilibrata, studiare il valore alimentare e le potenzialità produttive delle specie coltivate, mantenere gli stili di alimentazione tradizionali (di ogni città o di ogni nazione) adattandoli agli usi e alle mode del momento.

Quindi, in campo agricolo, sviluppare vecchie (non nuove!) produzioni adatte al territorio, dare impulso alla riscoperta dei prodotti locali, incoraggiare le richieste di qualità, sostenere il consumo di prodotti in minore quantità ma di qualità superiore.

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Agricoltura, ambiente e alimentazione